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ANORESSIA. L’Astinenza dal cibo e dalle Emozioni.

Anoressia

Trattamento e Soluzione in Ottica Strategica

 

L’astinenza è più facile della moderazione

(S. Agostino)

 

INTRODUZIONE

I disturbi del comportamento alimentare rappresentano una tematica che nell’ultimo decennio ha subito notevoli evoluzioni. È interessante notare come la distribuzione dei disordini del comportamento alimentare sia nettamente più diffusa in quei paesi a forte industrializzazione o Paesi ricchi, rispetto ai Paesi a bassa industrializzazione o poveri. Se ci pensiamo, fino a 10 anni fa in India non esistevano casi di Anoressia se non tra le principesse, poiché se una ragazza non mangiava sicuramente i suoi famigliari non avrebbero fatto complimenti. Oggi l’effetto dell’incremento del benessere e l’opulenza alimentare anche nelle classi medie indiane ha determinato un’emergente presenza di questi disturbi anche in quei territori. Infatti, se analizziamo le abitudini alimentari dei paesi occidentali, emerge che il cibo non rappresenta più un effettivo bisogno alimentare ma viene, prevalentemente, consumato per il piacere che da esso ne deriva.

Quest’evoluzione culturale ha influenzato anche la trasformazione di questi disturbi, rendendoli sempre più variegati ed evoluti rispetto al passato. Per quanto sia difficile tracciare una linea netta tra i disturbi, in quanto ogni disturbo rappresenta un continuum, i dati dell’APA ci dicono che l’Anoressia è un disturbo in forte calo poiché nella maggioranza dei casi esso evolve in forme più evolute: come il Vomiting o il Binge-Eating (Nardone G, 2003).

DEFINIZIONE

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L’anoressia è quel tipo di patologia che prevede da parte della paziente la riduzione progressiva del cibo fino al suo completo rifiuto. Ciò che alimenta questa idea, che si trasformerà piano piano in un’ossessione, è quella di essere grassi. Successivamente alla riduzione del cibo, avviene che la percezione di questi pazienti effettivamente cambia, arrivando a deformare le loro “lenti percettive”, fino ad ottenere un’alterata percezione del proprio corpo e anche se effettivamente magre e/o sottopeso continuano a percepirsi come troppo grasse.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Nell’Anoressia, a differenza del Vomiting, il vomito viene usato esclusivamente come condotta compensatoria per non ingrassare, e non come nel vomiting che si mangia per vomitare.

L’uso di condotte compensatorie può essere presente sia nell’Anoressia che nel Binge-Eating. Le pazienti con Anoressia sono molto più controllate e disciplinate, riuscendo ad esercitare un controllo maggiore sul cibo rispetto ai Binge-Eating.

CARATTERISTICHE

Dai dati della Ricerca-Intervento condotta dal CTS di Arezzo sono emerse due tipologie di Anoressia Sacrificante e Astinente:

  1. L’anoressia Sacrificante rappresenta la tipologia di anoressia ben descritta nella letteratura di tradizione Sistemica e della Scuola di Milano, in particolare (S. Palazzoli, 1963). In questi casi la ragazza “portatrice del problema” inizia a svilupparlo e mostrare i sintomi in concomitanza con la crisi famigliare. Questo permette alla famiglia di spostare l’attenzione dai loro problemi coniugali a quelli della figlia, con il risultato per la ragazza di disporre di una serie di attenzioni di cui ella prima non disponeva (vantaggi secondari). Saranno proprio questi vantaggi secondari relativi alla problematica assieme all’obiettivo del sacrificio ad aumentare la resistenza al cambiamento. Il sacrificio della ragazza ha lo scopo di tenere unita la faglia che ora lotta contro un nemico comune: la “malattia”. Questa tipologia di anoressia viene definita da Costin (1996) «Capro Espiatorio. Un’altra tipologia è definita «l’Eroe della Famiglia» (Costin,1996). Si tratta di quel tipo di anoressie che vissute in un sistema familiare caotico e privo di figure di riferimento forti, assumono su di sé tutto il carico delle problematiche famigliari. Si tratta di persone forti e determinate, che diventano precocemente indipendenti e sviluppano una perfetta capacità di autocontrollo e fiducia in se stesse. Il sintomo anoressico in questi casi rappresenta la forma di controllo finale che la ragazza arriva ad autoimporsi (Nardone, Verbitz, Milanese, 1999). Nonostante l’enfasi in letteratura questo tipo di anoressia sta andando scomparendo.
  2. L’anoressia Astinente rappresenta la forma evoluta, ma più frequente, di anoressia: oltre il 60% della ricerca-intervento. Le anoressie astinenti presentano da un lato una fragilità emotiva, labilità psicologica e grande difficoltà a controllare le loro emozioni. La loro percezione è alterata da lenti deformanti che tendono ad ingigantire qualsiasi problema, facendo apparire qualsiasi cosa difficile da risolvere. Questa percezione della realtà le rende insicure, timorose e costantemente insoddisfatte. Dall’altro lato sono persone orientate al lavoro, molto precise, instancabili e bravissime, sia in campo scolastico che lavorativo. In questi casi il cibo assume il ruolo di distrattore dalla loro labilità emotiva e affettiva. Infatti, concentrando tutte le loro attenzioni sul cibo il resto passa in secondo piano.

TENTATE SOLUZIONI

Le tentate soluzioni disfunzionali (TSR)[1] individuate dalla ricerca sono:

Individuali

  • Restrizione calorica (suddivisione in buoni o cattivi)

Dieting

  • Uso di lassativi, Diuretico e/o uso di farmaci (per ridurre l’appetito)

Lassativi

  • Extreme Exercise (Esercizio Fisico Estremo)

extreme exercise

Sistema

  • Spingerla a mangiare
  • Parlare del problema

FUNZIONAMENTO

L’anoressia è un processo graduale che porta la paziente ad astenersi dal cibo fino a giungere a rifiutarlo gradatamente; infatti, è importante sottolineare che non si diventa anoressici da un giorno all’altro. L’esigenza di dimagrire o non ingrassare scaturisce dall’esigenza di voler aderire a modelli socialmente ratificati di bellezza precostituita. Continuando ad assecondare questa credenza si continua a dimagrire, finché il risulto si “scontra” con l’ideale di bellezza desiderato. A questo punto è troppo tardi poiché ci si è costruiti la trappola dalla quale non si riesce più ad uscire, e la magrezza eccessiva porta con sé una serie di problematiche fisiche [2] e la conseguente perdita dell’adeguatezza percettiva del proprio corpo. In questa fase di alterata percezione della propria persona, chi soffre di questa problematica arriva allo scontro con tutti coloro che evidenziano l’eccessiva magrezza e inevitabilmente gli accusa di essere poco obiettivi.

Bisogna considerare che, nel momento in cui le pazienti si astengono dal cibo, si verifica un effetto fisiologico molto importante: l’emissione di neurotossine che determinano un «effetto droga» simile a quello indotto dalla cocaina e dall’anfetamina[3]. Questo effetto si evidenzia molto bene nelle pazienti che mostrano un atteggiamento di estrema eccitazione, un’energia inesauribile, simile a quello che si osserva in certi tossicomani, accompagnata da una sorta di apparente imperturbabilità.

INTERVENTO

Il premio nobel Henry Laborit ha dimostrato nelle sue ricerche come l’essere umano è così duttile e corruttibile che è sufficiente che questi ripeta per qualche mese un “copione percettivo-reattivo”, autoimposto o imposto dalle circostanze, affinché questo diventi automatizzato e apparentemente naturale e spontaneo. Proprio questo rende resistente il disturbo anoressico a tutti quei trattamenti basati sulla ragionevolezza e la razionalità.

Per questo si rendono necessari interventi terapeuti basati su stratagemmi in grado di aggirare tale poderosa resistenza al cambiamento. L’obiettivo dell’Intervento Strategico è quello di portare la persona a liberarsi dall’armatura costruitasi, che la “scherma” dalle sensazioni, ristabilendo o creando un rapporto nuovo ed equilibrato con il cibo e le sue sensazioni. Una volta sbloccata la problematica, ripreso il peso, ristabiliti i parametri fisiologici (ad es. la ricomparsa del ciclo, etc.) si procede al lavoro sull’aspetto emotivo-relazionale, portando la persona a gestire in modo funzionale, efficace e in autonomia tutta l’aria affettiva.

Concludo con le parole di Arsene Arcelot: «Più che la ragione è lo stomaco che ci comanda».

NOTE

[1] Il costrutto di TS viene elaborato dal gruppo di ricercatori del M.R.I. di Palo Alto, e costituisce un riduttore di complessità indispensabile in TBS, che permette di focalizzare l’attenzione su tutto ciò che viene fatto dal paziente, dai suoi familiari o dai suoi curanti per cercare di risolvere il problema. Questa forma di interazione tra il soggetto, la realtà e il mondo, di per sé non è patologica, anche perché la TS sicuramente sarà stata efficacie in passato per risolvere problemi simili. Esse possono diventare disfunzionali, quando diventano ridondanti (TSR) e si ripetono in rigidi copioni che, anziché risolvere il problema, lo trasformano in una vera e propria patologia.

[2] Sono comuni disturbi fisiologici compresi amenorrea (interruzione del ciclo), stipsi, dolori addominali, intolleranzza al freddo, letargia o eccesso di energie. Sono presenti anomalie dei parametri vitali ad es. disidratazione, riduzione degli ormoni tiroidei ed ormoni sessuali. Altro aspetto importante è la riduzione della densità ossea che aumenta il rischio di fratture. Come difesa e preservazione del nostro corpo nei periodi di carestia, il nostro cervello, prevede una significativa riduzione del dispendio energetico a riposo.

[3] Come ben descritto da Win Moley direttore per alcuni anni del Eating Disorder Center del Mental Research Institute di Palo Alto.

BIBLIOGRAFIA

American Psychiatric Association (2015). DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi    mentali.   Edizione Italiana curata da Massimo Biondi. Cortina Editore.

Nardone G. – Verbitz T.- Milanese R. (1999) LE PRIGIONI DEL CIBO. VOMITING,

  ANORESSIA, BULIMIA

Nardone G (2003) Al di la dell’amore e dell’odio per il cibo. Guarire rapidamente dalle

  patologie alimentari.

Nardone G. (2007) LA DIETA PARADOSSALE. Sciogliere i blocchi psicologici che  

  impediscono di dimagrire e mantenersi in forma.

 

Autrice Dott. Francesca Troiano

Psicologa-Specialista in Psicoterapia Breve Strategica