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DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (DPTS)

Disturbo Post-Traumatico da Stress

TRATTAMENTO E SOLUZIONE IN OTTICA STRATEGICA

 

Niente fissa una cosa così intensamente nella memoria come il desiderio di dimenticarla.

Michel de Montaigne

 

DEFINIZIONE

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress o DPTS consiste in una manifestazione psicopatologica di consistente gravità, sovente a lungo termine, con sintomi in evidente relazione con l’esposizione a un evento traumatico (DSM-IV TR). È caratterizzato dal rivivere (incubi, flashback, azione) un evento estremamente traumatico vissuto direttamente o indirettamente.

CARATTERISTICHE

Gli eventi possono essere:

  1. eventi traumatici vissuti direttamente, come aggressione personale violenta, rapimento, tortura, disastri naturali o provocati, gravi incidenti automobilistici, diagnosi di malattia minacciosa per la vita;
  2. eventi vissuti in qualità di testimoni, come l’osservare il ferimento grave o la morte innaturale di un’altra persona, il trovarsi inaspettatamente di fronte ad un cadavere;
  3. eventi vissuti da altri ma di cui si è venuti a conoscenza, come aggressione personale violenta, grave incidente o gravi lesioni subite da un familiare o da un amico stretto, malattia minacciosa per la loro vita.

Non tutte le persone che vivono eventi stressanti sviluppano un DPTS; infatti, dalla Ricerca-Intervento (Nardone e colleghi) emerge che solo il 40% di loro lo sviluppa. La differenza risiede nella differente gestione degli eventi stressanti.

SINTOMATOLOGIA

I sintomi più diffusi sono:

Flashback (ricordi ricorrenti e intrusivi sull’evento) o Incubi

flashback

Ottundimento (stordimento, confusione)

Aumento Arousal ( caratterizzato da insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione)

Rabbia

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Secondo il DSM-IV TR se i suddetti sintomi si risolvono in 4 settimane si parla di Disturbo Acuto da Stress e non DPTS; mentre se la durata del disturbo è superiore ad un mese si parla di DPTS. Inoltre, si parla di DPTS solo se gli eventi sono di natura estrema, quindi mettono in pericolo la vita di una persona, altrimenti per eventi più lievi come un abbandono amoroso e/o un licenziamento si parla di Disturbo dell’Adattamento(DSM-IV TR).

FUNZIONAMENTO

L’intervento strategico (a differenza della Diagnosi Nosografico/Descrittiva caratteristica del DSM, che va alla ricerca della causa statica e generatrice e adotta criteri arbitrari e aprioristici) si avvale dell’uso della Diagnosi Operativa. La Diagnosi Operativa si basa sul concetto di Ricerca-Azione definito da Lewin nel 1956, ed è caratterizzata dal comprendere come funziona un sistema e come farlo funzionare meglio. Inoltre, offre una descrizione operativa che emerge dai cambiamenti inseriti nel sistema: Conoscere Cambiando (Nardone, Portelli, 2005). In base al feedback dell’intervento si aggiusta il tiro e, come ricorda Lewin, sono le soluzioni che spiegano i problemi e non le ipotetiche teorie costruite a priori che ci danno le soluzioni.

Nel DPTS  non si parla di Tentate Soluzioni Disfunzionali (come negli altri disturbi) ma di Coping Reaction Ridondanti. In questi casi gli eventi sono talmente gravi, talmente importanti che non si può parlare di tentare di risolvere un problema, ma delle strategie di reazione che si mettono in atto rispetto a quel problema.

LE COPING REACTION RIDONDANTI

Le Coping Reaction Ridondanti (CRR), e cioè quelle modalità che ripetute complicano il problema invece che risolverlo, individuate dalla ricerca-intervento sono:

 

1-Scacciare propri pensieri negativi,                                   2-Lamentela

flashback, ricordi, incubi;

scacciare pensieri                lamentela

 

3-Evitare tutto ciò che ricorda il trauma;                             4-Rinuncia

evitare               Rinuncia

 

5-Richiesta aiuto e Richiesta di rassicurazione

rassicurazioni

INTERVENTO

L’intervento consiste nel valutare, in primis, il Livello Sistemico del Problema, quindi se esso si trova tra:

  1. sé e sé: il paziente si porta dietro queste immagini, odori
  2. sé e altri/sé e il mondo: il paziente mostra di stare bene, ma avverte la sensazione di non essere all’altezza perché si porta dietro questo disagio.

Il secondo passo consiste nel individuare le Coping Reaction Ridondanti,  nel bloccare e nel sostituirle con altre strategie più funzionali, individuate insieme al paziente/cliente.

Si procede con la tecnica cardine usata in questi casi: il Romanzo del Trauma” quindi, si chiede alla persona ogni giorno di mettere l’evento per iscritto, chiedendo di essere il più dettagliati possibile nel ripercorrerlo, in particolare in riferimento alle immagini, alle sensazioni, ai ricordi e ai pensieri.  Gli effetti benefici della scrittura sono da tempo noti in letteratura, in particolare grazie agli studi di Pennebaker J. W,2004. In aggiunta, grazie agli studi di Neuroimaging, sappiamo che quando scriviamo a differenza di quando socializziamo le nostre paure e sensazioni (attraverso la parola), attiviamo parti del cervello differenti. Infatti, la scrittura provoca un’attivazione delle Aree Superiori della Corteccia (Emisfero Sinistro) parte logico-razionale, mentre la traccia traumatica è depositata nel Sistema Limbico, una parte dell’Amigdala chiamata Rinoencefalo (cervello Olfattivo o Paleocervello) che è il depositario del ricordo, una vera e propria Memoria del Dolore.

La logica di base all’intervento Strategico, utilizzando le parole di R. Frost è: “se vuoi uscirne, devi passarci nel mezzo”. Il compito del terapeuta, in questo caso, consiste nel permettere al paziente di “archiviare” la memoria dolorosa, innescando una vera e propria ristrutturazione percettiva che permetta alla persona: non di cancellare l’evento ma di ricollocarlo nel passato, facendo in modo che non dilaghi più nel presente. Infatti, come recita una frase di Ugo Ojetti: “chi descrive il proprio dolore, anche se piange, è sul punto di consolarsi”. Quindi, si usa l’effetto canalizzazione della scrittura per depositare su carta tutte le sensazioni, permettendo all’individuo di far defluire, il  “flusso emotivo”, che diversamente, continuerebbe a dilagare nel presente. Quindi, si attiva un processo di razionalizzazione, permettendo alla traccia mnesica di passare dal Cervello Limbico alla Corteccia; inoltre, la scrittura permette di ottenere risultati molto più veloci (maggiore efficienza) rispetto agli interventi basati sulla parola (ad es. il Debriefing).

Successivamente alla fase di sblocco, una parte importante dell’intervento rappresenta la fase del consolidamento delle strategie apprese. Questa fase è fondamentale per l’efficacia a lungo termine dei risultati; infatti, se questa fase non viene svolta a dovere, qualsiasi intervento risulta non duraturo (vale anche per tecniche come l’EMDR).

L’intervento si conclude lavorando sulle risorse e le autonomie,  restituendo, così, al paziente/cliente il merito del successo dell’intervento. Concludo con le parole di J.P. Sartre: “Libertà è ciò che fai con quello che ti è stato fatto”.

BIBLIOGRAFIA

Andreoli V., Cassano G. B., Rossi R. curato da (2007). DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text revision, Elsevier Editore.

Cagnoni F. – Milanese R. (2009) CAMBIARE IL PASSATO. Superare le esperienze traumatiche con la terapia strategica. Editore Ponte alle Grazie  (collana Saggi).

Nardone G., Portelli C. (2005) KNOWING THROUGH CHANGING. The Evolution of Brief Strategic Therapy. Editore: Crown House Publishing, Carmarthen, UK

Pennebaker J. W.(2004)Scrivi cosa ti dice il cuore. Autoriflessione e crescita personale attraverso la scrittura di sé Copertina flessibile. Erickson
 
Autrice: Dott.ssa Francesca Troiano
Psicologa-Specialista in Psicoterapia Breve Strategica

QUANDO LA MENTE SI SPINGE CONTRO NATURA.

Disturbi sessuali

Funzionamento e Soluzione dei Problemi Sessuali in Ottica Strategica.

Non facciamo bene niente, finché non smettiamo di pensare il modo di farlo

William Hazlitt

 

INTRODUZIONE

Nella maggior parte dei casi, quando si parla di problemi riguardanti la sfera sessuale ci si lascia ammaliare dall’idea che questi tipi di problemi riguardino esclusivamente il partner che lamenta il problema. Questa visione alquanto riduzionistica e miope rispetto la complessità delle varie sfaccettature implicate nell’atto sessuale, tende a considerare il coito come un puro atto meccanico, nel quale una persona deve azionare la leva del piacere, come se schiacciasse un pulsante, e dare il massimo sempre e comunque. Certamente, quest’idea viene alimentata anche dalle continue “sollecitazioni” da parte dei mass-media, e/o da parte del cinema tramite il linguaggio delle immagini, volte a proporre l’idea di l’Atto d’Amore Perfetto, su come dovrebbe essere (come se ne esista uno solo): in termini di prestazione, durata, aspettative maschili e femminili. L’esito finale, intenzionale o meno, è la creazione di un mito, un ideale da perseguire; la perpetua rincorsa dell’ideale, nella maggior parte dei casi, tende a complicare, inibendo qualcosa di naturale, spontaneo e istintuale, come può essere l’atto sessuale.

DISTURBI SESSUALI

Di seguito verranno presentati brevemente i disturbi contenuti nel DSM-IV-TR per avere un panorama delle problematiche; successivamente verrà mostrato il loro funzionamento in Ottica Strategica e le relative soluzioni che invece di risolvere complicano problema. Per parlare di disturbo sessuale oltre ad essere rilevato come problema, esso deve determina notevole disagio o difficoltà interpersonali.

  • Disturbo da Avversione Sessuale
    È caratterizzato dalla persistente o ricorrente estrema avversione ed evitamento di tutti (o quasi tutti) i contatti sessuali genitali con un partner sessuale.
  • Disturbo dell’Eccitazione Femminile
    Consiste nell’incapacità (persistente o ricorrente) di raggiungere o di mantenere fino al completamento dell’attività sessuale una risposta adeguata di eccitazione, con lubrificazione e tumescenza dei genitali.
  • Eiaculazione Precoce
    Persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri.
  • Disturbi Maschile Erezione
    Persistente o ricorrente impossibilità di raggiungere e mantenere un’erezione adeguata fino al completamento dell’attività sessuale. Non deriva esclusivamente dall’uso di una sostanza o da un sottostante problema organico.
  • Disturbo dell’Orgasmo Maschile E Femminile 
    Persistente o ricorrente ritardo, o assenza, dell’orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale normale.
  • Dispareunia 
    Ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale in un maschio o femmina.
  • Vaginismo
    Ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina, che interferisce con il rapporto sessuale

FUNZIONAMENTO

La prospettiva costruttivista considera i problemi sessuali non come problemi legati all’inconscio come li definiva Freud ma come problemi legati al “conscio”, cioè la consapevolezza, ragione, il buon senso, la volontà.
Ciò che spesso realizza questo tipo di problemi è la nostra consapevolezza, è il pessimo uso che ne facciamo; e cioè i nostri tentativi di realizzare un compito automatico (spontaneo), come può essere l’atto sessuale, come se fosse volontario, trasformando quel comportamento in problema.

Infatti, questi problemi si mantengono sul paradosso del “sii spontaneo”, quindi cercare spontaneamente di provare o arrivare al piacere invece che lasciarsi andare alle sensazioni viscerali naturali del corpo, provoca un inevitabile effetto paradossale per il quale  più cercano queste sensazioni, meno queste si trovano o arrivano; costruendomi così il problema nella reiterata ripetizione dello stesso tentativo con il quale cerchiamo di risolvere il problema. Ancora una volta, come in altri tipi di problemi, con il medesimo funzionamento, la coscienza (la razionalità, la volontà, che può essere individuata nella corteccia) irrompe sulla consapevolezza operativa (sensazioni viscerali, esperienza, che può essere individuata con l’amigdala), cercando invano di controllarla, e fallendo in questo tentativo crea veri e propri paradossi.

L’INTERVENTO STRATEGICO NEL TRATTAMENTO DEI DISTURBI SESSUALI

In ottica strategica per affrontare questa problematica vengono prese in considerazioni le Tentate Soluzioni Ridondanti (TS) messe in atto dal paziente fino a quel momento nel tentativo di risolvere il problema, che nella maggior parte dei casi, invece di risolvere il problema hanno contribuito a crearlo, alimentarlo e mantenerlo.

Le TS individuali principali messe in atto sono:
-controllo delle sensazioni: (prolungare l’atto sessuale, cercare orgasmo perfetto, sforzarsi nel lasciarsi andare)
-evitamenti nelle azioni: (evitare l’atto sessuale), nei pensieri (cercare di non pensarci).
-continuare a provare l’atto sessuale (ci devo riuscire)

L’intervento strategico ha come obiettivo quello di sbloccare le persone dall’impasse, nel quale sono intrappolate, e che hanno contribuito a costruirsi. Quindi, si procede individuando le TS disfunzionali, bloccandole, sostituendole con delle TS funzionali, calzate sulla singola persona. L’intervento si conclude con il ristabilimento dell’equilibrio tra Mente e Natura.

Concludo, citando B.K.S. Iyengar: “il ritmo del corpo, la melodia della mente e l’armonia dell’anima creano la sinfonia della vita”, aggiungo impariamo a far sì che il ritmo, la melodia e l’armonia danzino insieme in equilibrio impedendo che una voglia prevaricare sull’altra.

BIBLIOGRAFIA

Andreoli V., Cassano G. B., Rossi R. curato da (2007). DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text revision, Elsevier Editore.

Nardone G.; Rampin M.(2005) La mente contro la natura. Terapia breve strategica dei problemi sessuali. Ponte alle Grazie  (collana Saggi di terapia breve).

 

Autrice: Dott.ssa Francesca Troiano

Psicologa-Specialista in Psicoterapia Breve Strategica

IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (DOC).

doc- da pulizia

Dai Problemi alle Soluzioni

 

Uno psichiatra chiese ad un suo paziente che batteva continuamente le mani: perché continui a battere le mani? Il paziente risposte: “per scacciare gli elefanti”. Lo psichiatra ribatte: “ma non ci sono elefanti qui!” Il paziente replicò, continuando a battere le mani: “Vedi che funziona”

Watzlawick 1989

INTRODUZIONE

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) rappresenta, come nessun’altra patologia psichica e comportamentale, l’evoluzione di una condizione di sanità verso l’insanità apparentemente più assurda, attraverso una logica stringente ma esasperata (Nardone, Portelli, 2013).

Ciò è evidente alla luce della struttura non ordinaria e talvolta bizzarra di questa patologia; infatti se si cerca di affrontarla con processi razionali e pianificazioni basati sulla ragione ordinaria, come avviene negli approcci psicologici tradizionali ci si scontra con la logica non razionale del disturbo. Per quanto riguarda i trattamenti farmacologici non esiste un trattamento specifico per il DOC, che nella maggior parte dei casi viene trattato con un mix di antidepressivi, ansiolitici e antipsicotici (Nardone, Portelli, 2013).

DOC

COS’È IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo secondo il DSM-IV TR è caratterizzato da ossessioni (che causano ansia o disagio marcati) definite come idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto (temere di danneggiare qualcuno, o contaminarsi, porsi degli interrogativi, scene mentali); e/o compulsioni che rappresentano invece atti mentali, come ad esempio contare, pregare, ripetere parole o frasi, etc., o comportamentali, ad esempio controllare, pulire, riordinare etc., ripetitivi, finalizzati e intenzionali (effettuati in modo eccessivo e irragionevole), messi in atto in risposta ad un’ossessione, seguendo regole precise e stereotipate, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio o malessere e un evento e/o una situazione temuta.

Businessman Staring at Row of Pencils --- Image by © Hans Neleman/Corbis

LE CARATTERISTICHE

Il DOC per definirsi tale deve prevedere tre caratteristiche indispensabili. L’irrefrenabilità, linevitabilità, che sono caratteristiche indispensabili di una compulsione, e poi la ritualità e cioè quando un’azione o un pensiero garantiscono l’effetto desiderato, ad esempio possono avere lo scopo di espiare, rassicurare o riparare.

I rituali nel DOC possono essere di tre tipi:

  • preventivi: hanno come obiettivo quello di prevenire che accada ciò che viene temuto. Livello temporale prima. (evitamenti precauzionali). Ad esempio, evito di sedermi sulla sedia che ritengo contaminata e la sottopongo a pulizia prima di sedermi.
  • propiziatori: hanno lo scopo di propiziare che possa succedere qualcosa di positivo. Livello temporale dell’azione: prima. Ad esempio, danza della pioggia, preghiera.
  • riparatori: hanno lo scopo di riparare un evento negativo avvenuto. Livello temporale dopo. Ad esempio, se prima di entrare in casa mi sporco, rientro e mi lavo per riparare allo sporco.

DoC

COME SI FORMA

Nel processo di formazione del DOC si possono osservare certe regolarità nel modo in cui esso si struttura; al tempo stesso si rilevano motivazioni differenti che innescano le reazioni e il circolo vizioso della patologia. Nell’estesa ricerca-intervento condotta su tale patologia dal CTS di Arezzo nell’arco di oltre venticinque anni su oltre ventimila casi trattati con successo, si è giunti a individuare cinque tipologie fondamentali di motivazione che attivano azioni e pensieri compulsivi. (Nardone, Portelli, 2013)

  1. La prima tipologia è rappresentata dal dubbio che innesca il bisogno di ottenere risposte rassicuranti. Un esempio di Dubbio: e se mi fossi contagiato? Spinge la persona a trovare risposte rassicuranti. Agendo sempre nel dubbio, ci si interroga: e se mi avesse trasmesso qualcosa?… Nel dubbio mi lavo. A questo punto, mi sento rassicurato fino al prossimo dubbio. Quindi, per sedare l’ansia si chiedono rassicurazioni e si ricevono; questa dinamica comunica all’individuo l’esistenza di un problema. La ripetizione reiterata nel tempo di questa dinamica, si trasforma in un rituale del quale non si riesce più a farne a meno.
  2. La seconda tipologia consiste nella ritualità che deriva dall’eccesso di rigidità ideologica o nel rispetto di una moralità o nella credenza superstiziosa. Un esempio, si ha la credenza di aver compiuto qualcosa di sbagliato, per sedare l’ansia si effettua la preghiera. Tutte le volte che si deve fare qualcosa di importante si effettua il rito della preghiera, diventandone schiavi. Questa associazione “posso farcela se prego” crea la credenza che se non lo faccio le cose non andranno bene.
  3. La terza tipologia è rappresentata dall’esasperazione di processi di ragionamento razionale sino a renderli del tutto irragionevoli. Un esempio, controllo per vedere se ho fatto bene, oppure ricontrollo che le finestre siano chiuse. L’eccesso di zelo diventa qualcosa di irrefrenabile e compulsivo. Se non riesco a controllare mi porto dietro l’idea: l’avrò chiuso o non l’avrò chiuso?. Si crea un loop, una dinamica completamente irrazionale.
  4. La quarta tipologia è rappresentata dal meccanismo per cui la patologia si innesca sulla base di atti di sana prevenzione condotti all’estremo. Un esempio, una Mamma che ha appena fatto il vaccino ed il pediatra gli consiglia di fare attenzione ai posti con i germi. Comincia ad evitare tutte le situazioni che possono essere pericolose. Ogni volta che evito in maniera precauzionale, si conferma a se stessi che ci possa realizzare il pericolo temuto. Da un evitamento sano comincio a generalizzare il tutto, e comincio a trasformare una serie di evitamenti precauzionali in rituali.
  5. La quinta tipologia consiste negli effetti di un’esperienza traumatica. Un esempio comincio a lavarmi a lavarmi, per lavare via la violenza e/o per espiare la colpa. Diventa così un rituale irrefrenabile, una compulsione.

ossessivo-compulsivo

COME FUNZIONA 

La trappola mentale rappresentata dal DOC non è solo una delle più subdole tra le varie forme di disturbo psichico e comportamentale, ma una delle più resistenti al cambiamento terapeutico, sia farmacologico che psicoterapeutico. Infatti, l’irragionevolezza del disturbo rilevata dagli stessi pazienti è proprio quella di sapere che i rituali non hanno senso, ma pur avendo consapevolezza di ciò, non si riesce a fare a meno di metterli in atto.

Come detto in precedenza il DOC si basa su una logica non ordinaria, quella della credenza. Non a caso ciò che crea, mantiene e alimenta il problema è proprio la ripetizione ridondante dei rituali che vanno a confermare la credenza di base (se faccio il rituale andrà bene o non succederà nulla di quello che temo), in maniera tale da mantenere l’illusione di avere il controllo sulla realtà circostante.

Il campanello d’allarme dovrebbe scattare quando ci rendiamo conto che, il controllo che agiamo sulle cose, ci sta sfuggendo di mano, e quindi non siamo più noi a controllare ma è “l’ossessione del controllo“che letteralmente ha preso il sopravvento su di noi. Quando questo si trasforma in una presenza costante e scomoda, che blocca le sensazioni, e impedisce di “correre il rischio” di sbagliare per imparare. Ma tutto questo richiede una capacità funambolica nella gestione di se stessi, degli altri e del mondo (Nardone, Portelli, 2013).

Fallimento 2

L’INTERVENTO STRATEGICO NEL DOC

L’intervento strategico prevede l’utilizzo di “logiche non ordinarie” nel trattamento delle psicopatologie più disparate. Si procede con l’individuazione e il blocco delle Tentate Soluzioni disfunzionali, che nel caso del DOC sono:

Individuali

  • l’evitamento
  • richiesta di aiuto e rassicurazione
  • messa in atto di una sequenza ritualizzata di azioni comportamentali o di pensieri

Del sistema

  • rassicurare e cedere alla richiesta di aiuto
  • messa in atto dei rituali o al posto del “paziente designato” o insieme lui

Una volta bloccate le Tentate Soluzioni disfunzionali si definiscono le strategie idonee, costruite su misura per il paziente, per ottenere il cambiamento. Ottenuto lo sblocco, si procede verso il  consolidamento delle strategie apprese, ed infine si conclude il lavoro con il  raggiungimento delle autonomie personali.

BIBLIOGRAFIA

Andreoli V., Cassano G. B., Rossi R. curato da (2007). DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text revision, Elsevier Editore.

Nardone G., Portelli C. (2013). OSSESSIONI COMPULSIONI MANIE. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi.

 

Autrice: Dott.ssa Francesca Troiano

Psicologa-Specialista in Psicoterapia Breve Strategica

EFFICACIA ED EFFICIENZA DEL MODELLO BREVE STRATEGICO

Risultati terapeutici

I dati della Ricerca-Intervento

 

Qui di seguito vengono riportati i dati relativi alla efficacia ed efficienza del modello nella sua applicazione alle più importanti forme di psicopatologia, tali risultati comprendono i follow – up ripetuti ad una anno dopo la fine della terapia e il risultato accordato tra paziente e psicologo.

 

Inoltre le statistiche si riferiscono alla applicazione del modello in differenti culture e strutture sociali dagli Stati Uniti alla Russia, dal Messico alla Germania dalla Colombia alla Francia, dalla Spagna al Belgio ed ovviamente quelli relativi agli interventi realizzati in Italia o su pazienti che afferisco al CTS di Arezzo provenienti un po’ da tutto il mondo. Le fonti bibliografiche utilizzate sono numerose ma per non appesantire la esposizione si riportano di seguito alcune delle fonti fondamentali:

-Dagli studi condotti e pubblicati in, “Brief Strategic Therapy” (Nardone G., Watzlawick P., Rowman & Littlefield Publishers Inc, MD, USA, 2004) seguendo i parametri internazionali per la valutazione della efficacia ed efficienza delle psicoterapie,

-Dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo (che annovera 120 Centri affiliati in tutta Europa) nell’arco di 10 anni su un campione di 3.640 casi trattati, comprendente le varie patologie psicologiche, ben 86% con punte del 95% dei casi è stato risolto, mediante un trattamento di durata media pari a sole 7 sedute.

Tutto questo senza l’uso di alcun tipo di farmaci.

 

Risultati di Efficacia ed Efficienza  dei protocolli di trattamento nella cura dei seguenti disturbi:

Disturbi d’ansia  (nel 95% dei casi)

– Disturbo da attacchi di panico – agorafobia – disturbo d’ansia generalizzato – fobia sociale
– disturbo post-traumatico da stress (PTSD) – fobie specifiche  (di animali, oggetti, situazioni)

Disturbi ossessivi compulsivi (nel 89% dei casi)

– ossessioni  – compulsioni  – disturbi somatoformi   (ipocondria, dismorfofobia, ecc..)

Disordini alimentari  (nel 83% dei casi)
– Anoressia  – Bulimia  – Vomiting  – Binge Eating

Disturbi sessuali  (nel 91% dei casi)
– difficoltà di erezione   – eiaculazione precoce  – vaginismo e dispaurenia – disturbi del desiderio

Depressione- nelle sue varie forme (nel 82% dei casi) 

Problemi relazionali nei diversi contesti  (nel 82% dei casi)
– coppia – famiglia  – lavoro  – relazioni sociali

Problemi dell’infanzia e dell’adolescenza  (nel 82% dei casi)
– disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività, – disturbo oppositivo-provocatorio, – mutismo selettivo,
– disturbo da evitamento, – ansia da prestazione, – fobia scolare  – disturbo da isolamento

Disturbi legati all’abuso di Internet  (nel 80% dei casi)
– la dipendenza dalla rete – la information overloading addiction: quando le informazioni non bastano mai
– lo shopping compulsivo in Rete – on-line gambling: ovvero le scommesse in rete
– il trading on-line compulsivo
– la chat dipendenza – la dipendenza da cybersesso

(Fonte: Nardone G. Watzalwick P. 2004)

TERAPIA BREVE STRATEGICA EVOLUTA.

efficacia ed efficienze Terapia Breve Strategica

COME SI E’ EVOLUTA LA TERAPIA BREVE STRATEGICA

La Terapia Breve Strategica rappresenta una rivoluzione copernicana in campo psicoterapeutico.

LE ORIGINI

Le influenze derivano:

  • dal Costruttivismo radicale(la negazione di qualsiasi forma di assoluto o di verità indiscutibile);
  • dagli studi di M. Erickson applicati al campo dei disturbi psichici ecomportamentali (concetti di suggestione, cambiamento, parlare il linguaggio del paziente, utilizzo della resistenza);
  • dall’influenza dalla sintesi evolutiva tra teorie sistemiche di L.V. Bertalanffy; dallo studio della famiglia del Milwaukee di de Shazer; dalle teorie della comunicazione di Watzlawick;
  • dal costrutto di doppio legame terapeutico e tentata soluzione operato dal gruppo di Palo Alto (Batson, Jackosn, Haley);
  • dagli studi sulla Cibernetica (H. Von Foster), con i concetti di feedback e casualità circolare.

 

Albero TBS

TERAPIA BREVE STRATEGICA EVOLUTA: CTS AREZZO

La Terapia Breve Strategica Evoluta è un modello psicoterapeutico fondato ad Arezzo da Paul Watzlawick e Giorgio Nardone nel 1987. Esso rappresenta l’evoluzione del modello del Gruppo di Palo Alto [1] e si differenzia da quest’ultimo per l’introduzione di protocolli specifici di trattamento per singola patologia, l’introduzione della fase del consolidamento all’interno della terapia, l’individuazione di logiche non ordinarie: paradosso, contraddizione e credenza, e l’utilizzo della sintonizzazione rispetto all’empatia o al ricalco.

Negli ultimi venti anni il Centro di Terapia Strategica di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone e dai suoi collaboratori, si è approcciato allo studio dei problemi umani, attraverso la metodologia della « ricerca intervento » basata sull’Action Research Method di Lewin. Questa metodologia ha permesso di studiare una realtà, intervenendo su di essa e al tempo stesso aggiustando gradualmente l’intervento (ipotesi operativa auto-correttiva). In questo caso, è la strategia che funziona che descrive la struttura di persistenza del problema.

Questa modalità prende il nome di diagnosi operativa-strategica, e si tratta di un processo bottom-up, che studia come funziona un sistema, offre una descrizione operativa che emerge dai cambiamenti inseriti al suo interno: Conoscere Cambiando. 

Protocolli Specifici di trattamento

Questo lavoro ha permesso di formulare dei modelli (logico-matematici) conoscitivi ed operativi a riguardo della formazione, persistenza e cambiamento risolutivo delle varie tipologie di disturbi. Quindi, sono stati messi appunto protocolli specifici di trattamento, per le singole patologie (inizialmente sviluppati per lo spettro fobicoossessivo e successivamente per i disturbi alimentari, disturbi sessuali, Depressione nelle sue varie forme, Disturbo Post-Traumatico da Stess, Disturbi legati all’abuso di Internet etc.); particolarmente efficaciefficientireplicabilitrasmissibili e predittivi.

Fasi della terapia

La Terapia Breve Strategica evoluta supera il pregiudizio sistemico basato sull’idea che una volta rotto l’equilibrio patologico del sistema esso si riorganizzi spontaneamente, costrutto questo che imponeva la conclusione del trattamento non appena ottenuto lo sblocco del disturbo. Infatti, si può ritenere che la successiva riorganizzazione spontanea del sistema, soprattutto nelle patologie persistenti da molti anni, riconduce spesso al costituirsi di un ulteriore equilibrio patogeno. Pertanto si ritiene necessaria in psicoterapia una fase di consolidamento del risultato di sblocco della patologia. Questa metodologia ha permesso di ridurre le ricadute, dopo la fine della terapia, a zero.

La terapia si può dividere in quattro fasi: Apertura del gioco, Sblocco della patologia, Riorganizzazione delle regole in gioco, Chiusura dei giochi.

  •  Apertura del gioco (1 seduta)
  • Sblocco della patologia (da 2-5)

Cattura suggestiva del paziente e condurlo attraverso eventi casuali pianificati alla prima dirompente Esperienza Emozionale Correttiva [2], attraverso il linguaggio suggestivo-ipnotico ed ingiuntivo, poiché in caso contrario sarà ben difficile ottenere dalla paziente l’osservanza e l’aderenza alle prescrizioni terapeutiche.

  • Riorganizzazione delle regole in gioco (da 6 fino a 7-8)

Il terapeuta deve guidare il paziente ad acquisire fiducia nelle proprie risorse, e la sua comunicazione dovrà gradatamente essere meno suggestività, sino a diventare un vero e proprio dialogo.

  • Chiusura dei giochi

Entrambi metteranno, attraverso un dialogo confrontativo relativo ai cambiamenti ottenuti e ai metodi utilizzati, la cornice all’opera finita. In tal modo si rende l’ex-paziente consapevole di non essere stato un mero oggetto della terapia ma un soggetto attivo del processo di cambiamento: così si incentiva definitivamente la sua autostima e  la sua autonomia personale.

Logiche Paraconsistenti o Non Ordinarie

Altro aspetto fondamentale, è l’utilizzo del Dialogo strategico, e delle logiche paraconsistenti: Logiche paradosso, contraddizione, credenza, autoinganno.

Infine, l’utilizzo della sintonizzazione [3] si sostituisce a quello dell’empatia (approccio umanistico) o del ricalco [4] (Approccio Ericksoniano).

NOTE:

[1] Il gruppo di Palo Alto fa riferimento a due gruppi di ricercatori che sono i principali creatori della Teoria della Comunicazione. Il primo è stato il gruppo di GregoryBateson, di questo fecero parte Jay Haley, John Weakland William Fry, con Don Jackson. Nell’ottobre del 1958 Jackson fondò il Mental Research Institute di (MRI), con lo specifico obiettivo di continuare la ricerca iniziata dal gruppo di Bateson. Al secondo gruppo quando nacque il MRI,  diretto da Jackson, si unirono Virginia Satir e Jules Riskin, Richard Fisch, Paul Watzlawick e molti altri famosi studiosi della teoria e terapia familiare e della terapia breve (Watzlawick, 2007). La vera e propria sistematizzazione del lavoro del MRI si deve, infatti, a P. Watzlawick con la pubblicazione del testo di Pragmatica della comunicazione umana: studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, scritto con J.H. Beavin e D.D. Jackson

[2] L’EEC (costrutto coniato da Alexander) rappresenta una nuova concreta esperienza attraverso la quale il paziente riesce a svolgere qualcosa precedentemente impossibile. Questa nuova esperienza permette alla persona di modificare il suo SPR (per sistema percettivo-reattivo di un individuo si intende le sue modalità ridondanti di percezione e reazione nei confronti della realtà, che si esprimono nel funzionamento della relazione tra il Sé e il Sé, la relazione tra il Sé e gli altri, la relazione tra il Sé e il mondo), dandole la possibilità di vedere quella realtà da più punti di vista, e inducendolo ad un cambiamento dell’elaborazione cognitiva di tale realtà (cambiamento di 2° ordine). Infatti, è solo grazie ad esperienze realmente vissute che si strutturano nuovi apprendimenti (Piaget). Tutto questo avviene attraverso un processo di scoperta che egli pensa di aver guidato in prima persona e questo permette anche di ridurre le resistenza perché come dice Pascal chi si persuade da solo si persuade prima e meglio.

[3] In una prospettiva strategica, creare sintonia vuol dire avvicinarsi all’altro ma questo scopo può essere raggiunto anche assumendo posizioni differenti e utilizzando modalità diverse, complementari rispetto all’interlocutore. Si tratta di trovare modalità, comportamenti e toni che si accordino e si armonizzino con i suoi e ci facciano apparire piacevolmente suggestivi. Questo implica che quando inizio a parlare devo preoccuparmi di comprendere la logica e gli schemi precettivo-reattivi dell’altro, piuttosto che il suo linguaggio. Questo può portare all’impiego di strategie comunicative anche molto poco somiglianti a quelle dell’interlocutore, se non addirittura paradossali. Sintonizzarsi diventa quindi assumere la posizione complementare alla possibilità di introdurre il cambiamento (“Lineare contro circolare, circolare contro lineare”).

[4] Tecnica utilizzata da Erickson e consiste nella capacità di essere “somiglianti” all’interlocutore, ricalcandone il linguaggio, gli atteggiamenti, i toni, i modi e le opinioni, allo scopo di creare un contesto suggestivo ed evitare le resistenze dell’interlocutore.

BIBLIOGRAFIA

Loriedo C.; Nardone G.; Watzlawick P.; Zeig J.K.(2002). Strategie e Stratagemmi della Psicoterapia. Tecniche ipnotiche e non ipnotiche per la soluzione in tempi brevi di problemi complessi. Franco Angeli.

Nardone G. (1998) Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani. Bur Rizzoli.

Nardone G.; Watzlawick P. a cura di (1997). Terapia breve strategica. Raffaello Cortina Editore.

Nardone G.; Watzlawick P.(2010). L’arte del cambiamento. La soluzione di problemi psicologici e interpersonali in tempi brevi. Tea Pratica.

Watzlawick P., J. H. Beavin, D. D. Jackson (1971). Pragmatica della comunicazione umana.Studio sui modelli interattivi delle patologie e dei paradossi.    Casa editriceAstrolabio- Ubaldi Editore, Roma.

Watzlawick P.(2007). Guardarsi dentro rende ciechi. Ponte alle Grazie, Milanocollana Saggi di terapia breve.

 

Autrice: Dott.ssa Francesca Troiano

Psicologa-Specialista in Psicoterapia Breve Strategica

ATTACCHI DI PANICO. Impare a Gestirli Efficacemente invece che Subirli.

attacco di panico

Soluzione e Trattamento in Ottica Strategica

Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finché un rospo un giorno non disse per scherzo:

“In che ordine metti i piedi l’uno dietro l’altro?”

Il millepiedi incominciò a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli prove.

Il risultato fu che da quel momento non riuscì più a muoversi.

Storia zen

 

COS’E’ l’ATTACCO DI PANICO

Un periodo preciso di paura o disagio, intensi che raggiunge il picco nel giro di 10 minuti, nel quale si rileva un primo episodio, reale o immaginario, di forte somatizzazione ansiosa (palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia; sudorazione; tremori fini o a grandi scosse; dispnea o sensazione di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento; de realizzazione “sensazione di irrealtà” o depersonalizzazione “essere distaccati da se stessi”; paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire; parestesie “sensazioni di torpore o di formicolio” e brividi o vampate di calore) o di forte paura di sentirsi male, sviluppatesi improvvisamente.

ANATOMIA DEL PANICO

Quando i sensi colgono un pericolo, un rumore improvviso, un’immagine paurosa, una sensazione sgradevole, le informazioni prendono due diverse strade (ved tab.1) attraverso il cervello: la scorciatoia e la strada principale.

Una volta che l’informazione arriva all’amigdala, il cervello viene messo in allerta, e scatena una serie di cambiamenti chimici e ormonali (vedi tab. 2) che mettono l’intero organismo in modalità di allerta.

 

Attacco panico

 

METODOLOGIA DI INTERVENTO

Il Modello di Terapia Breve Strategica fondato da Paul Watzlawick e Giorgio Nardone nel 1987, rappresenta un metodo innovativo di approccio ai problemi umani. Infatti, oltre 20 anni di continue ricerche applicate all’ambito clinico hanno permesso di mettere a punto dei protocolli specifici di trattamento, per singola patologia efficaci, efficienti (spettro fobicoossessivo, paranoia, disturbi alimentari, disturbi sessuali, depressione), predittivi (poiché il modello si rifà a metodologie rigorose come la ricerca-intervento di Kurt Lewin), replicabili e trasmissibili.

Questa metodologia ha permesso di studiare una realtà, intervenendo su di essa e al tempo stesso aggiustando gradualmente l’intervento (ipotesi operativa auto-correttiva). In questo caso, è la strategia che funziona che descrive la struttura di persistenza del problema e non la teoria che spiega il problema, a priori.

Questo tipo di approccio, focalizza l’attenzione su una teoria relativa non al “perché”, ma al “come” funzionano i sistemi-percettivo-reattivi[1] di persone con una problematica. Infatti, i dati della ricerca intervento hanno dimostrato che per risolvere un problema, in direzione della totale estinzione di tali disturbi non serve conoscerne le cause, ma studiare come funziona tale sistema di percezione e reazione nei confronti della realtà nel «qui ed ora» della persona (Nardone, 1995).

TENTATE SOLUZIONI DISFUNZIONALI

La vita è costellata di eventi problematici per chiunque; la differenza sta nel «come» ognuno di noi si pone nei confronti di tale realtà, perché ciò condurrà a mettere in atto tentativi che possono guidare non solo alla non soluzione ma, addirittura, alla complicazione del problema che si vorrebbe risolvere (Nardone, 1998).

Ciò che costituisce un problema non è tanto un errore di percezione e reazione, ma la rigida perseveranza nella posizione assunta e nelle azioni che ne seguono. Infatti, sono le tentate soluzioni[2] messe in atto in maniera ridondante, a diventare il problema e causarne il suo mantenimento (Watzlawick e altri, 1974).

L’attenzione dell’intervento è focalizzato sull’individuazione ed interruzione delle tentate soluzioni ridondanti:

   1-individuali (della persona che porta il problema):

  • controllo dei parametri fisiologici

  • evitamento delle situazioni potenzialmente pericolose

evitamento

  • richiesta di aiuto

rassicurazioni

2-del sistema (famigliari, amici):

  • rispondere a richieste di rassicurazione
  • rispondere a richieste di aiuto

Ciò che succede durante un attacco di panico è che la persona in preda al panico inizi a controllare le proprie reazioni, rivolgendo continuamente la propria attenzione all’ascolto dei parametri fisiologici che indicano l’innalzarsi dei livelli di ansia (battito cardiaco, ritmo respiratorio, senso di equilibrio, lucidità mentale, ecc.), nel tentativo di ristabilirli ma in questo modo si ottiene l’effetto opposto, e questo controllo porta all’aumento delle sensazioni sperimentate. Questo crea un vero e proprio cortocircuito poiché le reazioni fisiologiche sono funzioni spontanee (indipendenti dalla nostra volontà); infatti il soggetto percepisce queste alterazioni e si spaventa, i parametri fisiologici si alterano ulteriormente, la paura aumenta e, se questo circolo vizioso, di interazione disfunzionale tra mente e corpo, non viene interrotto, si giunge al tilt mentale e psicofisiologico dell’attacco di panico (Nardone, 2003).

INTERVENTO

La prima mossa dell’intervento strategico si focalizza sul disinnescare il circolo vizioso di ascolto e tentato controllo delle proprie reazioni interne organiche e psichiche. Questo retroattivo e ricorsivo meccanismo rappresenta al tempo stesso l’omeostato e la leva del cambiamento dell’equilibrio del sistema-percettivo reattivo del panico (Nardone, 1995); successivamente una volta sbloccato il problema si procede con il consolidamento delle nuove strategie apprese.

Concludo citando G.S. Rawlings: «legati da vincoli invisibili alle nostre paure, siamo, al tempo stesso, burattini e burattinaio, vittime delle nostre aspettative».

NOTE:

[1] Per sistema percettivo-reattivo di un individuo si intendono le sue modalità ridondanti di percezione e reazione nei confronti della realtà, che si esprimono nel funzionamento delle tre fondamentali tipologie di relazione interdipendenti: la relazione tra il Sé e il Sé, la relazione tra il Sé e gli altri, la relazione tra il Sé e il mondo. Tale sistema comprende ovviamente anche le concezioni, i punti di vista, le sequenze interattive e le tentate soluzioni messe in atto dal soggetto/i per risolvere il problema.

[2] Il costrutto di Tentata Soluzione viene elaborato dal gruppo di ricercatori del M.R.I. di Palo Alto, e costituisce un riduttore di complessità indispensabile in Terapia Breve Strategica, che permette di focalizzare l’attenzione su tutto ciò che viene fatto dal paziente, dai suoi familiari o dai suoi curanti per cercare di risolvere il problema. Si tratta di modificazioni apportate al sistema ma dall’interno del sistema stesso (cambiamento 1), le quali sembrano modificare tale sistema ma in realtà non  ne cambiano il funzionamento, ma lo alimentano. Questa forma di interazione tra il soggetto, la realtà e il mondo, di per sé non è patologica, anche perché la Tentata Soluzione sicuramente sarà stata efficacie in passato per risolvere problemi simili. Esse possono diventare disfunzionali, quando diventano ridondanti (Tentate Soluzioni Ridondanti) e si ripetono in rigidi copioni che, anziché risolvere il problema, lo trasformano in una vera e propria patologia.

BIBLIOGRAFIA

Andreoli V., Cassano G. B., Rossi R. curato da (2007). DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text revision, Elsevier Editore.

Nardone G. (1995). Paura, panico, fobie. La terapia in tempi brevi.

Nardone G. (1998). Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani. Collana Psicologia e Società. Bur Rizzoli Editore.

Nardone G. (2000). Oltre i limiti della paura. Superare rapidamente le fobie le ossessioni e il panico. Bur Rizzoli Editore.

Nardone G. (2003). Non c’è notte che non veda giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico. Ponte delle Grazie srl Milano Editore.

Nardone G., Salvini A. (2013). Dizionario Internazionale di Psicoterapia, Garzanti Editore.

Nardone G. (2013). Psicotrappole. Ponte delle Grazie Editore.

 
Autrice: Dott.ssa Francesca Troiano
Psicologa-Specialista in Psicoterapia Breve Strategica